Il baccalà
storia di un piatto che ha fatto storia

Correva L'anno 1517, quando Martin Lutero, professore
di esegesi biblica, affisse sui portali del Duomo di Wittenberg le sue
95 tesi, con Le quali contrastava il potere papaie, dichiarava che non
si poteva supplire alia man-canza di fede con le opere, negava infine
l'infallibilità dei Concili. II mondo cattolico fu scosso fin
dalle sue fondamenta e corse, appena fu possibile, ai ripari, con il
Concilio di Trento.
Fra i numerosi "deliberata", a Trento si ritrovo la voglia
di "candido" anche nella mensa e la cucina di magro divie-ne
una sorta di viatico per l'anima, la cucina di precetto affina le tecniche
ed i cibi divengono più beatificanti
Un padre conciliare, Olao Magno, svedese, ben acclimatato a Roma, con
una sorta di operazione di marketing ante litteram, scrisse un Libricino
nel quale parlo dei prodotti del suo paese ed in particoLare di un "pesce
detto merlusia, essiccato ai venti freddi", che veniva normalmente
venduto a "li mercanti germani, barattato con panni, cervogia,
grano, legno ed altro". Un meraviglioso commercio fu messo in moto
da questo pesce secco, facilmente trasportabile, che sopportava con
cristiana rassegnazione una Lunga durata, che "veniva messo a nuovo",
dopo una bella mazzolata ed un lungo bagno in acqua, che non deperiva,
che si trasportava come fosse Legna! Ma chi per primo aveva messo le
mani su questo pesce-bastone, su questo "stockfish"? Oltre
cento anni prima, nel 1432, il nobile veneziano Piero Querini, con La
sua cocca carica di vino cretese, sacchi di pepe, spezie e profumi,
broccati, Lasciate le Colonne d'Ercole con vento gagliardo, si dirigeva
verso i porti della Lega Anseatica per fare lucroso commercio delle
sue mercanzie. Ma a Calese (Cadice) per colpa del pedota ignorante,
accostati alla bassa di S. Pietro, toccammo una roccia ed il timone
usci dalle cancare con grande pregiudizio...
apprezzato: Venezia godeva di pesce fresco, sicchè il mercato
aLLora non decollò.
Diversa fu La diffusione deL pesce-bastone dopo Le direttive del ConciLio
di Trento: chiaramente i ricchi continuavano a mangiare trote, temoli,
carpe o lucci, barbi o gamberi di fiume, ma il popolo trovò in
questo alimento risoluzione alle imposizioni religiose. II pesce-bastone
divenne, pertanto, preziosa ed appetita merce di scambio, barattato
con qualsiasi altro prodotto
"Erano cinquantasette marinai e solo dodici, calati in scialuppa,
arrivarono alle isole Lofoten, in Norvegia". II Querini vi trovo
due cose: pesce-bastone stesi ad asciugare e donne norvegesi sicuramente
molto ospitali. Portò il baccalà in Italia, il nostro
Querini, rna non fu sufficientemente fonte di ricchezza per i Paesi
nordici. Si attrezzarono subito sia questi che le flottiglie ingLesi
e francesi, assistite da flotte militari. Lo studioso Braudel, parlando
di questo importante periodo delLa storia d'Europa farà, addirittura,
cenno alla "rivoluzione del merluzzo". Fu importante questo
pesce, secco o
salato, nella storia della gastronomia italiana? Ahime, assolutamente
no. Ne parla, molto poco in verità, Bartolomeo Scappi, cuoco
segreto di Pio V. Più facile trovare il baccalà nei ricettari
a noi più vicini: L'"Apicio moderno" del Leonardi (1790)
ne da una ricetta con "butirro" nero. IL "Nuovo cuoco
milanese economico" del 1829 un'altra.
Più completa e L'opera del napoletano Ippolito CavaLcanti (1873),
rna sarà solo I'Artusi net 1891 a parlarne diffu-samente. E ne
parlò male. Oggi neL Veneto, ove si gusta L'80% dello stoccafisso
prodotto in Norvegia (oitre 1.000 tonnelLate), il pesce-bastone viene
chiamato "bacalà", mentre in tutta Italia e, con esattezza,
chiamato stoccafisso.
Sernbra che cio sia nato daL fatto che la grande diffusione del "baccalaos",
pro-veniente da Geneva, abbia coinvoLto anche la "merluccia",
che gia circolava da noi: e cio per una eufonia insita nella parola.
E uno dei tanti piccoli misteri insoluti delLa gastronomia, che la rendono,
se possibile, ancor piu pia-cevole a chi cerchi, come noi, di cono-scerla
a fondo.
Pur essendo il piatto piu famoso deLla cucina vicentina, non se ne conosce
L'origine.
La ricetta del baccalà alla vicentina è sicuramente di
elaborazione popolare ed e stata tramandata oralmente di generazione
in generazione. Ha subito adattamenti con il mutare del gusto ed e stata
aggiornata con il sopravvenire
di nuovi ingredienti. Nel tempo si e anche consolidata l'usanza di servire
il baccalà con La polenta. Ma perchè proprio polenta e
baccalà? La polenta, come si sa, e un cibo rustico, povero e
semplice di gusto, e forse proprio per questo e ideale per accomlpagnare
cibi saporiti e sazianti. La si usa infatti spesso al posto del pane.
II baccala e un piatto molto saporito, ricco di gusto e si sposa perfettamente
con un po' di tenera polenta, ideale poi per non lasciare sul piatto
tutto il sugo del baccalà.
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